Intervista a Daniele Coluzzi

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Autore di “Io sono Persefone” (Rizzoli)

Sofia Bucci

Abbiamo incontrato Daniele Coluzzi, classe 1989, originario dei Castelli Romani. Professore di Lettere in un liceo di Roma, da circa tre anni è anche divulgatore culturale sui social, dove si occupa di storia, letteratura e mitologia, seguito da più di 150 mila persone. Autore, inoltre del romanzo d’esordio “Io sono Persefone”, edito Rizzoli. Qui la recensione del libro: https://www.in-torno.com/io-sono-persefone-il-romanzo-desordio-del-prof-daniele-coluzzi

 

Mi piace partire dall’origine delle parole. Persefone, etimologicamente dal greco PERTHEIN, DISTRUGGERE e PHONE’, UCCISIONE O MORTE VIOLENTA, quindi “Portatrice, distruttrice di morte” è la protagonista di questo romanzo che possiamo definirlo un romanzo di formazione e trasformazione. Innanzitutto, la metamorfosi della divinità da Core, “giovinetta”, a Persefone e poi tutto il passaggio dall’adolescenza alla fase di maturità. Il rapporto simbiotico con la madre Demetra e il suo distacco violento, le amicizie e la distanza, i nuovi legami, la conoscenza dell’amore, gli inganni, i fallimenti, il voler andare contro corrente, la non accettazione e la ribellione. La cosa che mi ha felicemente sorpreso è vedere raccontato un lato così femminile da un uomo. E lo fai con estremo rispetto e soprattutto empatia. Perché la scelta, tra tante divinità, proprio quella di Persefone? Le dai subito importanza nel titolo, dandole voce: “Io sono Persefone”. È lei che ci parla e ci guarda anche in copertina.

Tra tutte le divinità che queste antiche civiltà hanno prodotto, Persefone mi è sembrata sempre quella più vicina alla dimensione umana. Subisce un trauma, una violenza, e attraverso tutto ciò cresce, si scopre potente, si reinventa a tal punto da cambiare nome. Da Core, semplice “giovinetta” appunto, a “Persefone”. È quello che succede a tutti noi, con le dovute distinzioni, quando diventiamo adulti. Questo passaggio mi sembrava andasse raccontato, soprattutto perché nelle fonti classiche ci si sofferma sempre sul dolore della madre o sulle brame di Ade. Lei, al contrario, è stata sempre un personaggio muto ma con una grande storia da raccontarci. Riguardo al raccontare personaggi femminili: credo oggi sia necessario provare a cambiare il punto di vista, a maggior ragione se sei un uomo e uno scrittore.

Interessante è il rapporto genitoriale tra Demetra e Persefone. Demetra è legatissima a sua figlia e Persefone lo è altrettanto con lei. Demetra è la divinità del raccolto e delle messi in particolar modo simbolicamente è la pianta di grano mentre Persefone ne è il chicco, il frutto e seme, che cadendo a terra nuovamente germoglia. Prole e madre sono fatte della stessa sostanza, simbologia ripresa di pari passo dal Cristianesimo con Cristo fatto della stessa sostanza del Padre. Il mito Demetra-Persefone è ripreso anche nel simbolismo di scuola junghiana per il quale gli antichi dei greci possono essere interpretati e quindi utilizzati nel setting terapeutico come simboli che incarnano funzioni interiori, proiettate dagli uomini. L’irrompere di Ade segna una cesura, un’interruzione di questo rapporto tra madre e figlia e l’inizio di un’altra vita. Persefone nel non accettare subito Ade, incontra tra le tre Erinni, Tisifone, con cui instaurerà una sorta di rapporto amichevole/materno. Raccontaci questo personaggio.

Mi piaceva l’idea che negli Inferi Persefone potesse trovare un mondo capovolto, speculare a quello terreno. Ecco, quindi, che se sulla Terra è accompagnata da tre grandi amiche, le Oceanine, sottoterra incontra tre divinità mostruose, le Erinni. Sono divinità antichissime, centrali in alcune tragedie greche meravigliose, e non potevo perdere l’occasione di raccontarle. Tisifone, tra le tre, è l’Erinni a cui la protagonista si lega di più, eppure è un personaggio ambivalente: è dolce e dura insieme, è crudele e giusta allo stesso tempo. Contribuisce alla crescita di Persefone proprio grazie a questi chiaroscuri di cui è fatta: la abitua alla complessità, facendole capire che tutto è incredibilmente complementare e tutto coesiste.

Il ratto di Persefone è una vera e propria violenza, come possiamo vedere nel Ratto di Prosperina scolpito dal Bernini, in cui le mani di Ade affondano nel marmo come se fosse carne e l’espressione drammatica e disperata di Persefone, tanto da piangere e una lacrima le riga il viso. Ade, però non deve esser visto come il diavolo, ma è il Sovrano degli Inferi e ne farà di Persefone la Regina del suo regno. La mitologia ne è piena di questi esempi, di veri e propri stupri e di scelte incondizionate.

Credo sia importante ricordare che quella con cui ci interfacciamo è una civiltà dello stupro. I Greci sono anche questo. Persefone subisce una violenza, e questo andava tenuto a mente per evitare di trasformare la ragazza in una vittima compiacente, che alla fine si innamora del suo carnefice. Questa lettura, molto in voga in questo periodo nei romance e nelle riscritture, non mi piace affatto.

Mentre Persefone si trova negli Inferi, Demetra disperata la cerca in continuazione e smette di far crescere il grano così da generare enormi carestie tra gli uomini, che di conseguenza le offrono sacrifici. Demetra diventa il paradigma della Mater Luctuosa. Il tanto sangue sarà quello che aiuterà Persefone nel suo viaggio, il doron. Raccontaci questo espediente letterario, che sicuramente avrà colpito per immagine forte sia chi l’ha già letto sia chi lo leggerà. Inoltre, nei sacrifici fatti dagli uomini, richiami i misteri eleusini?

I misteri eleusini sono solo accennati; a un certo punto c’è la costruzione del tempio di Eleusi, ma a questa notizia Persefone accede in modo incompleto e frammentario, perché appunto si trova negli Inferi e non sa cosa succede su. Il doron invece è una rielaborazione di quel sangue sacrificale che Omero ci descrive nell’Odissea: quando Ulisse scende negli Inferi riesce a far parlare le anime solo grazie alla somministrazione di sangue sacrificale. Mi sembrava un dettaglio molto interessante da inserire.

Il libro nell’interno della copertina fronte e retro contiene due mappe, la mappa degli Inferi e la mappa del Palazzo di Ade. La cosa che mi ha colpito è l’Olmo dei Sogni Vani. L’elemento letterario dell’albero è un richiamo ai grandi classici, non ho potuto non pensare a Dante nel canto tredicesimo con Pier Delle Vigne, dove spezza un ramo e l’albero sanguina, poiché contiene le anime dei defunti suicidi o nella Gerusalemme liberata dove Tancredi colpisce e ferisce l’albero ove è rinchiusa Clorinda. Com’è nata quest’idea?

Bellissimi questi riferimenti letterari! L’idea è presa dall’Eneide. Virgilio accenna a questo olmo bellissimo, ma lo fa in pochi versi. Ne ho approfittato, prendendomi qualche rigo in più e qualche licenza per descriverlo più a fondo, perché meritava.

A proposito di cose alberi e frutti, Persefone diviene regina nel momento in cui mangia dei chicchi di melograno. Una simbologia potente dell’abbondanza e della fertilità ma al tempo stesso rosso di sangue, di ferita. Nell’interpretazione dei sogni e nel femminile il melograno è anche il simbolo del primo sangue, del menarca, delle mestruazioni. Negli inferi non c’è sole, ma solo la luna, altro elemento vicino al femminile, con le sue fasi e i suoi cicli. Possiamo dire che Persefone è il mito in assoluto del femminile? Della donna?

Sì, credo lo sia a tutti gli effetti.

“Certo che non conviene l’amore. Soprattutto se hai una vita breve come quella degli uomini! Ma hai visto quanto li rende felici? Non so… mi sembra così sciocco. Lo è. Ed è bello per questo” questo è un dialogo tratto dal romanzo tra Core e la sua amica Partenope. Core è soprattutto curiosa dell’amore ma ne fugge poiché per lei è stata scelta la castità. Cos’è l’amore per Persefone? Sappiamo che i greci avevano tanti modi di spiegare l’amore, qualcuno potrebbe essere curioso.

Core è ancora troppo giovane, ha un’idea dell’amore appena abbozzata. Vede quello che fanno le divinità come Afrodite e ne rimane infastidita, ma dall’altra parte sente attrazione verso quel mondo. Credo sia la confusione di tutti i giovanissimi che cominciano a pensare a queste cose. Non ho voluto lavorare però su questo tema: quella di Core è prima di tutto una storia di crescita intima, tutta personale.

Negli Inferi Ade le afferma “Tutto è complementare, Persefone. Gli opposti non esistono, se non nella nostra mente.” E sarà proprio lei a generare le stagioni, a contenere l’inverno e l’estate. Le stagioni che nel libro sono i grandi quattro capitoli. È un mito questo eziologico. Una curiosità, Ade e Persefone che è la divinità della vita, sono una coppia sterile. Ne rappresenta così il vero valore di questa frase. È vero che non avevano avuto figli?

Mi sembra ci siano alcuni racconti su questo, ma non ho mai indagato. La storia tra Ade e Persefone, ai miei occhi, è davvero poco interessante rispetto al personaggio di Persefone come donna.

“Esiste un classico a misura di ciascuno: non siamo noi a leggere i classici, ma loro a leggere noi.” È una citazione di Cristina Dell’Acqua tratta dal suo libro “Una SPA per l’anima – Come prendersi cura della vita con i classici greci e latini”. Vorrei partire dalla parola SPA, ovvero il percorso di benessere, che deriva dalla locuzione latina SALUS PER AQUAM, LA SALUTE GRAZIE ALL’ACQUA. Proprio come l’acqua che, scaturita da fonti lontane fa il suo percorso e ci disseta a valle, allo stesso modo le pagine più belle che gli antichi hanno pensato, trasmesso e scritto nutrono la nostra anima con sorsi di bellezza. Quant’è importante e fondamentale leggere i classici e soprattutto come possiamo avvicinare i giovani senza tediarli? Te lo fai attraverso dei canali diretti, social, come Instagram, Tik-Tok, YouTube. Raccontaci questa tua esperienza.

Ho iniziato nel 2019, per creare del materiale che potessi usare anche con i miei studenti, come le videolezioni su Youtube. Poi ci ho preso gusto, ho visto che questo materiale piaceva, le persone mi chiedevano di produrne altri, e così mi sono allargato agli altri social, come Instagram e TikTok. Sui social ormai c’è davvero tutto, e quindi perché non dovrebbe esserci anche intrattenimento di tipo culturale?

A proposito di social, negli ultimi mesi è esploso il fenomeno BookTok, ovvero i consigli dettati da tendenze su TikTok. Il primo grande caso editoriale è stato “La canzone di Achille” e a seguire “Circe” della Miller, un filone che ha portato poi all’uscita e alla riscoperta di tanti altri romanzi ispirati al mito. Ho sempre definito il mito come un testo contro la pigrizia mentale, sia da trasmettere ai bambini per farli affascinare sin da subito sia per gli adulti, per riscoprire le storie più ancestrali. Qual è l’importanza della mitologia? Perché hai scelto proprio il mito?

Prima di tutto, perché ne sono un grande appassionato. Quello di Persefone era proprio il libro che avrei sempre voluto scrivere. Oltre a questo, credo che il mito abbia ancora una potenza, è molto attraente. Bisogna approfittare di questa attenzione, perché in questo modo possiamo riportare alla luce storie bellissime che rischiano di essere dimenticate, e continuare così a farle circolare nella nostra cultura.

All’interno del romanzo “Io sono Persefone” fai un percorso di ricerca e ti dipani in più fonti, da cui ti sei abbeverato, riallacciandomi all’idea di SPA iniziale. Riporti la bibliografia anche alla fine nella nota dell’autore: il sesto canto dell’Eneide per la discesa agli inferi, l’Odissea, l’Inno a Demetra, il ratto di Proserpina, l’Alcesti. Un lavoro minuzioso per ricostruire un mito di natura prettamente aurale. La tua scrittura, inoltre, è una prosa scorrevole e nitida, fa emergere la tua capacità di pensare e pesare le parole, avendo un’ottima padronanza degli strumenti espressivi. Tutto questo è la caratteristica di chi ha dimestichezza con la traduzione. Quanto tempo ci è voluto, innanzitutto e soprattutto questo libro com’è stato scritto? Raccontaci la genesi, ti abbiamo visto in biblioteche bellissime e in posti altrettanto meravigliosi.

Per scrivere questo romanzo, prima di tutto ho studiato. Studio da anni le Lettere classiche, ma in questo caso c’era una difficoltà in più: dovevo trasformare quelle storie in qualcosa di attuale, e dare loro una veste accessibile a tutti. Oggi i testi antichi sono praticamente illeggibili per chi non ne è esperto, soprattutto se sono in versi, come i grandi poemi epici, e allora bisognava trasportare quei fatti nella forma del romanzo, operazione tutt’altro che semplice. Per avere la forza e soprattutto l’ispirazione ho scelto di scrivere in luoghi bellissimi e ricchi di cultura. Spero che questa diventerà un’abitudine anche per i miei prossimi lavori: non c’è paragone rispetto allo scrivere in casa sulla propria scrivania!

Il nostro territorio laziale è pregno di rimandi al mito e di antichità. Mi piace pensare a questo incontro anche come una piccola scoperta e mappa delle bellezze che abbiamo intorno, te sei originario qui dei Castelli Romani e non possiamo non pensare al lago di Nemi, legato alla divinità di Diana e al tempio a lei dedicato. Io invece, che vengo da Giulianello di Cori, dalla parte dei Lepini, non posso non citare il tempio di Castore e Polluce e il tempio d’Ercole a Cori. Al tempo stesso il lago di Giulianello, dove fu girato nel 1911 il primo lungometraggio della storia, L’inferno, di Dante dove fu ambientata la scena di Caronte che trasportava le anime sull’Acheronte, la bocca dell’inferno era proprio a Velletri. Possiamo dire che le nostre stesse radici sono pregne del mito. Possiamo pensare anche ad un’idea di curiosità verso la popolazione e di riscoperta di questo territorio, soprattutto giovanile?

Magari! Questi posti sono magici, epici, mitici. Bisogna lavorare per rendere questo materiale attrattivo, soprattutto per un pubblico giovane; si può fare leva proprio su questo gancio con la mitologia per avvicinare le persone alla cultura che questi luoghi sprigionano.

Foto di Sofia Bucci



Last modified: Gennaio 13, 2023